Il progetto

Il progetto Share, perché e obiettivi

Il progetto SHARE, Stations at High Altitude for Research in the Environment, intende promuovere lo studio degli impatti dei cambiamenti climatici attraverso osservazioni scientifiche in regioni d'alta quota. Un contributo alla conoscenza dei cambiamenti di clima a livello regionale e globale. In particolare, sono state installate delle stazioni di rilevamento climatico/ambientale per il monitoraggio continuo della composizione atmosferica.

SHARE è stato lanciato nel 2006 dall’associazione "Comitato Ev-K2-CNR", un ente privato autonomo che, in collaborazione con il CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche, propone e realizza progetti di ricerca scientifica e tecnologica in alta quota. Le indagini si concentrano soprattutto nelle aree montuose dell'Hindu Kush, Karakorum, Himalaya, in Pakistan, Tibet, India e Bhutan. In Nepal, il Comitato Ev-K2-CNR ha creato e gestisce il Laboratorio-Osservatorio Piramide, a 5050 metri di quota sul versante nepalese del monte Everest. L’osservatorio è divenuto negli anni punto di riferimento della ricerca internazionale sulla Fisiologia d’Alta quota.

Nella valle del Khumbu, in Nepal, ci sono sei stazioni (a Lukla, Namche Bazar, Pheriche,Piramide, NCO-Pe Colle Sud) che forniscono informazioni continue sulla presenza e quantità di inquinamento ambientale outdoor (esterno), qui inaspettatamente presente anche se a concentrazioni molto basse.

L’evolversi delle conoscenze scientifiche e il divario sempre più ampio tra mondo occidentale e i cosiddetti Paesi in via di sviluppo, hanno portato a una progressiva modifica degli obiettivi della ricerca. Gli studi hanno infatti iniziato a rivolgersi non più solo agli adattamenti dell’organismo sano (nativo o non nativo) all’alta quota, ma anche alle esigenze di salute della popolazione residente.

Le popolazioni che vivono nella valle del Khumbu, come spesso accade nei Paesi in via di sviluppo, sono esposte a un’elevata concentrazione di inquinamento indoor, interno cioè alle mura di casa. Gli abitanti della valle usano infatti biomasse (legna, sterco, residui del raccolto) che bruciano in bracieri aperti, spesso in assenza di camini, per il riscaldamento e la cucina. Le ore di esposizione alla fonte di inquinamento variano tra le 3 e le 24 ore a seconda della stagione e della quota (le basse temperature necessitano di bracieri sempre accesi).

Ci troviamo quindi di fronte a un campione particolare di popolazione con un’abitudine al fumo di sigaretta molto bassa, che vive in un ambiente senza traffico né insediamenti industriali, ma che è esposta a un’elevata concentrazione di inquinamento indoor. E’ questo a causare numerose patologie, soprattutto respiratorie e cardiovascolari.

SHARE si è posto allora l’obiettivo di studiare l’incidenza della Bronco pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e del danno endoteliale precoce in queste popolazioni non esposte ad altre fonti di inquinamento. La BPCO è una malattia molto diffusa e in aumento nel mondo, che può portare problemi respiratori anche molto gravi.

Allo studio partecipano anche medici nepalesi, uno dei quali addestrato in Italia nell’esecuzione e interpretazione della spirometria, un esame che valuta le capacità del respiro. Si vuole anche insegnare l’uso di tecnologie e conoscenze agli specialisti locali: mostrare come si esegue la spirometria ad alcuni medici nepalesi e fornirli di uno strumento semplice, portatile, ma rigoroso per eseguire uno screening nella popolazione. E iniziare campagne educazionali sulla salute respiratoria.

Una preziosa opportunità di svolgere una rigorosa attività scientifica in un ambiente particolare. Un mondo agricolo e montanaro rimasto allo stesso livello di sviluppo di infrastrutture e tecnologie del mondo occidentale all’inizio del XX secolo.

Per la prima volta in quella popolazione l’approccio diagnostico alla patologia respiratoria non si baserà solo sulla clinica, ma utilizzerà anche la tecnologia con strumenti che per noi sono ormai indispensabili.

Si verificherà quindi l’importanza degli esami strumentali per la diagnosi delle patologie respiratorie, e dimostrando come sia possibile eseguire correttamente un esame di funzionalità respiratoria e come si riesca ad eseguire correttamente la spirometria anche in situazioni disagiate, al di fuori dell’abituale laboratorio.

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MIUR
Provincia di Milano Università di Ferrara Assintel
Boehringer Ingelheim Pfizer Chiesi Foundation Vemedia
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